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21 Set

 Wyconda pincer

Così si definisce “””l’operazione nata per opporsi a forze talebane
impegnate in attività criminali”….
Zanini scrive sul Manifesto(20 settembre 06)
Truppe americane,italiane e spagnole hanno unito le forze
per operazioni di sicurezza.
E’ una guerra senza trincee, senza fronte che qualcuno ha
sottovaluto e qualcuno pagherà.
La missione italiana a Kabul ha cambiato corpo, struttura
e mezzi, é successo un po’ alla volta, ci siamo andati con
l’ONU     e dall’agosto 2003 la prima modifica: La NATO
HA ASSUNTO IL COMANDO   dell’Isaf…dicembre 2005….
altra piccola modifica…:le truppe atlantiche si spostano
nel sud del paese,contrariamente alle regole del mandato…
L’Italia di centro destra  filo Bush ha messo il dito
in Afghanistan ,l’Italia di centro sinistra e filo Onu ci si
ritrova con tutto il braccio…saperlo é utile…toglierlo
molto di più!

4 Nov


Klimt 1917

A volte, il passato mi innamora..

Non avevo mai riflettuto abbastanza sul perchè il passato mi corteggiasse così tanto, adulandomi, avvicinandosi voluttuosamente per accennare carezze  leggere,  un allungare e poggiare le dita  appena,  per annunciarsi  e poi  svanire,  ripresentarsi ancora invaghendomi con il suo passo lento e cadenzato,  affilato il volto e  liscio, grandi e profondi gli occhi,  le mani lunghe e dalle  dita  affusolate.
Mi sono data tante risposte e difesa da un dubbio che mi avviliva e spaventava al tempo stesso. Il dubbio consiste nella domanda che mi pongo spesso: " mi rifugio nel passato?". Evado la realtà e,  sogno? Quale amara consolazione può essere quella  di intrappolarsi  tra i drappi  di  giorni e consistenze che non  esistono  poi  più? Una ragnatela  ben tessuta,  a ricamo,  mi tiene, dunque,  prigioniera,  lasciando i miei arti paralizzati e privi di desiderio di muoversi?
No,  è la risposta,  non ritengo che questo sia vivere. Ma se quell’adulatore  m’ incanta e  mi seduce,  ahimè,   perchè negarlo?  Se fosse il sogno perduto? Il come avrei voluto fosse? Non per me solo, ma per gli uomini tutti?
Qualche  folletto di  quelli che  mi  fanno compagnia, quello  sempre  arguto e  razionale che  si  fa beffa degli  altri sognatori,  potrebbe  storcere un po’ il naso e invitarmi  o costringermi a voltare la testa, torcere poi gli occhi per farmi scorgere immagini di guerra, roghi per dichiarate "streghe" e pire pronte ad avvampare e farmi sentire, nella bocca, il disgusto per quel che era e fu,  e farmi desistere. Ma sorriderei e mi parrebbe un interferire ingenuo soltanto. Si sa che il passato contiene tutti i nostri errori ma anche che poi, rivisitando i giorni in avanti, il pensiero ci ha arricchito di filosofie leggiadre  senza le quali oggi saremmo con gli occhi ancor più vuoti; ma pur con gli errori, le colpe ed i misfatti quello che mi affascina e mi costringe a tener voltato il capo è la profondità dei gesti, delle parole, di tutti quelli non massificati ancora, non confusi, non plagiati, non falsi-uguali, ma uomini e donne e vecchi e bambini con tinte forti, diversi nei colori, nelle voglie e negli intenti, e non spauracchi vestiti a festa per sedurre a vuoto, e battere le mani, che hanno cessato di essere poi mani e sono diventati artigli per afferrare e lacerare, come foche ammaestrate che celebrano il trionfo di se stessi, delle lacrime gelate dei  finti sentimenti.
Chi non fuggirebbe una realtà che si tiene in equilibrio tra colpi dati al cerchio ed alla botte, di luoghi comuni che ci percorrono intorno come piovre voraci per rubarci l ‘io e restituircelo distorto?
Un mondo fittizio, dentro cui si pavoneggia l’immagine di ciò che non è perchè nello specchio si riflette non quello che è davanti, ma la sua immagine soltanto. Ben sottolineava Magritte nella  tela raffigurante la sua pipa: "Ceci n’est pas une pipe".
E noi a camminare trascinando il passo tra questi fantasmi di ciò che non siamo…come a dire: "ceux ci ne sont pas des hommes!".

7 Set

Questa volta vorrei usare o sprecare le mie parole per rispondere alla provocazione di un "blogghista"  (preferirei definirlo "autore di un libro aperto) che ponendosi la domanda :"Perchè si crea un blog? ", risponde con una serie di motivazioni che si possono così sintetizzare:…per narcisismo,… per evidenziare quanto si sia bravi ad usare le parole,…per senso di frustrazione dovuto al fatto di non aver raggiunto i propri obiettivi,…per  solitudine e desiderio di comunicazione anche se virtuale.Ognuno di noi penso si sia posta tale domanda, e, a parte coloro che hanno un blog come base da cui far partire messaggi di crescita sociale e ambientale, ha avuto difficoltà a darsi una risposta. Prima di azzardare eventuali risposte che possono essere  valide per alcuni o esprimere solo una mia opinione, voglio commentare le motivazioni che sono state addebitate in tono "volutatamente  fastidioso". Comincio col prendere in considerazione " l’essere frustrati" e sottolineo, senza timore, che è molto raro non esserlo in una società come la nostra in cui tutto sembra essere perduto: il senso della dignità, il rispetto per gli altri e le cose, il senso delle parole, lo stesso senso dell’esistere. Si è etichettati "comunisti" se si è contro la guerra e se si lotta per creare un mondo diverso e non è l’etichetta che offende,  anzi, bensì la faciloneria con cui le persone vengono raggruppate come fossero dei burattini da spingere, da riporre, da smontare. Io sono la prima ad ammettere di essere frustrata e anche frustata, permettetemi il gioco di parole, ogni santo giorno in cui leggo i miei quotidiani preferiti, seguo i tg e ricevo pugni nello stomaco.Per non parlare degli altri pugni sul lavoro ricevuti nel tentativo di attestare un minimo di sè stessi;quelli senza lavoro, poi…non hanno più neanche lo stomaco perchè non servirebbe, non sapendo cosa metterci dentro. Il mondo virtuale mi fa paura e mi preoccupa, insegno da molti anni e so quanto esso rapisca i ragazzi non nei blog, ma nei giochi violenti di guerra. Se si medita su questa esigenza di comunicare, dovremmo rivolgere la stessa domanda a scrittori e giornalisti anche di fama. Perchè si scrive, allora? Kafka scriveva tantissimo per poi distruggere tutto, tanto che non avremmo niente di lui, se i suoi amici non ne avessero salvato le minute. Si scrive perchè il bisogno che è dentro è talmente profondo da non riuscire a trattenerlo e poichè non si è pubblicati per svariati motivi, il blog è un modo per avere dei suggelli di conferma dagli altri. Siamo tutti frustrati e soli, pur con mille accanto. Scrivere è ammassare riserve "contro un inverno dello spirito che da mille indizi vedo venire", scrive M.Yourcenar. I libri, lo scrivere e il leggere ci consolano, discorrono con noi e le parole degli altri risuonano in una zona già nostra. Si scrive sulla carta, sul computer, sui biglietti, per fare viaggiare le nostre voci di dentro in un mondo vacuo che si vanta solo della propria immagine.

31 Lug

Dichiaro ,senza esitazione,che amo tremendamente le parole,
anche nella libertà dialettale,quello mio originario
delle radici , il calabrese che per suoni e pronuncia
ti porta nella grecia antica e in oriente tra Turchi e Saraceni.

Non si riflette mai abbastanza sulle parole,
sul loro significato,sulla loro forza,
erede di culture diverse:angioine,aragonesi,
turche e normanne.

"talìa quantu l’omu addi travagghiari ppi ssi portari
ara casa nu ‘ morzu e’ pani e poi si nun l’avi ,
si nadda’iri aru nord o a  rà’ merica,
insomma duvi u’ travagghiu cc’è
e u duluri si l’ammuccia dintra  u’ cori.
"

 -guarda quanto debba faticare l’uomo
per guadagnarsi da vivere..
Se non c’è ,se non si trova
questo benedetto lavoro,
si deve andare via,
emigrare al nord  o in america
e il dolore di sentirsi diverso e estraneo
lo deve nascondere dentro il  cuore.

Le parole dialettali scoprono con immagini
ardenti l’uomo  piegato sulla terra come
a zappare , a raccogliere i frutti,
senti nel tuo essere il dolore misto
alla acuta nostalgia per essersene andato

rinunciando alla sua territorialità, al mare
a quanti, se fosse rimasto sarebbero cambiati
nel volto e nella voce assieme a lui
Ora cammina come se fossi solo lui tra tanti
diverso per lingua ed abitudini con una
luna che non lo riconosce .


 

 


8 Giu

Se penso all’alba,

mi incanta solo il mare.

Gridatemi che sono ossessionata.

Ma gli abeti che pure ospitano

gli uccelli che cantano e stridono

e pure appassionati,distolgono

il mio sguardo ,eppure li amo

e li accarezzo.

Ma grido che non è quella l’alba

che mi assale,che mi chiama

e mi morde dentro il petto,

che giunge innamorata

e mi innamora.