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15 Mar

Nascere comporta sempre serie conseguenze,

il fatto che si verifichi poi in un posto determinato,

altre ancora, in molti casi, più laceranti,

come sanno bene " i diseredati"

condannati ad essere tali perchè sia

consentita la crescita del capitalismo

dell'occidente..

Io sono nata in Calabria, terra fortunata rispetto

ad alcuni territori dell'Africa del nord o ancora

più del centro e africa nera,condannati

alla fame e alla morte con tanto di consenso

da parte di ogni istituzione clericale che si placa

la coscienza con qualche discorsetto ,ogni tanto, 

filantropico.Ma si sa bene che a relativizzare

i problemi, si finisce col dissolverli e

non è questo che aiuta a circoscriverli.

All'inizio ero dunque calabrese senza

rendermene conto, fu così per tredici

anni, esserlo sapeva di libertà, 

di sicurezza e appartenenza

come il fiore per la pianta,

sapeva di acqua salmastra

chiara e trasparente, di sole tiepido 

d'inverno.

Sapeva di vocio nelle strade e

nella piazza, di quiete dentro

il petto,di colore pure ma a

tinte forti e luminose.

Poi, lo strappo, irrimediabile,

tra pelle ed ossa e lembi, ai margini,

slabbrato,il catapultamento al nord,

nella città di Sant'Antonio,

sottolineava, mia madre, 

alludendo a Padova,come una sorta

di cornucopia per i figli,

ricca e carica di attese.

Lì più che calabrese, nella loro

considerazione ero ,

genericamente meridionale,

della bassa italia,

senza riferimento a nessuna regione

in particolare, quindi più privativo

e devastante

Questa mia Calabria me l'hanno

fatto stare stretta o larga,

chissà, una veste che non

può essere indossata,tanto che 

guardandomi allo specchio

come si fa,di sfuggita, 

quando si sa che non ti piaci

e si posa l'occhio giusto

per  verificare di non essere,

alla fine, troppo strani,

alla vista dico, e quella che

poi vedi riflessa,là nello specchio

è altro da te.

E' inutile appoggiarla,

sul corpo perchè vi aderisca,

nella forma,non combacia.

Allora rimani con quella maledetta

sensazione di "vuotezza" che riempi

o tenti di riempire con tanti altri

pezzi,di Sud,stralci di Sicila,

di Lucania,un po' di Puglia,

magari la grotta deipoeti,

oppure di Campania oppure

Marrachech,chè tanto,

mi assomiglia ,perchè almeno

riempi un abisso che altrimenti pesa,

si allarga e tenta di inghiottirti.

Pezzi d'identità che mi sono

incollata addosso come un Arlecchino

anche se amo Pulcinella,

per stare meno male,

tanto che ora che non sono

più giovane, il corpo lo pretende,

ne ha bisogno, per continuare

a procedere diritto,

di quei pezzi, da riconoscere

al tatto,dalla trama del tessuto,

dal disegno dell'intreccio,

dall'odore che invade

non solo il naso, e con quelli addosso

posso ancora, straniera,trascinarmi 

per terre e percorsi d'ancora

inverificabile "Unità".

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4 Nov

La prima volta poi genera le altre, non sai per cosa
o perché se sia per colpa della luna bianca sorta
 all’improvviso  squarciando il cielo nero nero
e come spruzzato dalle stelle.
Forse é per quella luce fioca e calda della stanza e quel parlare
concitato pieno d’energia quasi a scoppiare strappando
pelle e vene.
Oppure é per l’imbrunare tra terra e mare come fossero
legati da un patto forte e duraturo perché il cuore se ne stia
come strizzato nel palmo della mano.
Altrimenti non si potrebbe spiegare tutto il turbamento e
l’emozione e il vuoto e anche il pieno nell’animo, 
il mancamento,l’acqua e il deserto, il desiderio e l’aridità.
Ma i tetti coprono l’ardore e ingabbiano come fossero
prigioni  .
Si muore anche così, pur sembrando viva, si spengono
gli occhi, come un sole stanco.

2 Ott

Ora che l’amore è ridivenuto fragile come gemma sbocciata
dalla scorza, mi pesano le ore, i giorni,il caldo e il freddo.
Mi duole questo disamore, quest’odio urlato, catapultato tra
gli occhi e i denti, sui volti contratti di fatica, sugli sguardi già
gravidi di visioni che mai si potranno cancellare,
di corpi scivolati inermi, svuotati delle speranze di cui si
erano riempiti,in un mare cristallino che avrebbe potuto
rifiutarsi d’ingoiarli.
Ma c’é l’estate che viene, c’è l’inverno che viene,
il fresco sopra la pelle e quell’assurdo e gelido mistero del
camminare frettoloso come se non accadesse niente.
Eppure come nei campi in Germania,in Vietnam e in Iraq,
uomini quasi sempre bianchi come il latte amanti dei  fiori
e dei giardini,uomini che si dicono di chiesa e di cristo,
hanno umiliato e umiliano ancora ancora, profanano,
altri di razza diversa come un marchio da estirpare.
Oggi come ieri le urla delle vittime non hanno scardinato
 le nostre orecchie pavide nè i cuori irsuti.
Crescono anzi,  ci sovrastano con quel sorriso beffardo,
vicini alle nostre case,ci camminano al fianco
come fossero persone, sotto lo stesso sole, sotto la stessa
luna,comandano ,decidono e calpestano senza che i figli
distorcano il capo alla loro vista.

21 Set

 Wyconda pincer

Così si definisce “””l’operazione nata per opporsi a forze talebane
impegnate in attività criminali”….
Zanini scrive sul Manifesto(20 settembre 06)
Truppe americane,italiane e spagnole hanno unito le forze
per operazioni di sicurezza.
E’ una guerra senza trincee, senza fronte che qualcuno ha
sottovaluto e qualcuno pagherà.
La missione italiana a Kabul ha cambiato corpo, struttura
e mezzi, é successo un po’ alla volta, ci siamo andati con
l’ONU     e dall’agosto 2003 la prima modifica: La NATO
HA ASSUNTO IL COMANDO   dell’Isaf…dicembre 2005….
altra piccola modifica…:le truppe atlantiche si spostano
nel sud del paese,contrariamente alle regole del mandato…
L’Italia di centro destra  filo Bush ha messo il dito
in Afghanistan ,l’Italia di centro sinistra e filo Onu ci si
ritrova con tutto il braccio…saperlo é utile…toglierlo
molto di più!

3 Dic


Riflessioni : la guerra

guerra-dal franco werra(=mischia)
nel latino del VI secolo,
attestato come werra, e non bellum,
vocabolo che meglio rispondeva
al sistema di combattimento:

" zuffa alla mescolata".

 Ti alzi al mattino, apri la persiana
 per accorgerti che è giorno,
 bevi il caffè e"sbatti " immediatamente
il volto , la mente e la persona tua tutta
contro il muro grigio che è la realtà.
Non la tua, quella intima,
che si nasconde e si spaura d’apparire
di fronte a quell’altra,
che si impone per opacità, doppiezza ,
 propensione all’odio;
figli tutti di quella madre-matrigna
che è la guerra.
Guerra come stile di vita,
come indifferenza,
come consumo incongruo
degli oggetti come dei sentimenti,
come rabbia e lacerazione dell’essere,
come competizione e competività,
come  privato che prevarica il pubblico,
come violazione del senso più profondo
dell’essere umano .
Diffuso, latente, prorompente,
a tal punto che per accorgerti
d’essere uomo,
sei costretto a nasconderti ,
toccarti e scorgere che hai occhi
per vedere , bocca per parlare,
denunciare, scrivere ,
scrivere perchè sulla carta si posi
il disgusto, tentando di smuoverlo,
parlandone.
Pesa questo senso della beffa,
questo disonore diffuso,
questa aggressività,
questo individualismo,
questa ritualità ossessiva
come cura del proprio orticello,
questa estesa ignoranza sul  benessere
come furto, questo ignorare
la povertà e  la fame.
L’ uomo  affonda nell’incoerenza,
abbatte i muri per costruirne altri
più alti e lunghi ,di cui solo pochi
parlano perchè troppo distanti,
troppo lontani dagli occhi e
dalla memoria.
Come i morti tra i civili in Iraq;
il sangue macchia il viso dei bambini  c
he giacciono a terra come bambole buttate,
alcune supine sembrano dormire
ma senza il bacio della madre.
E tu guardi e vorresti spogliarti
di queste vesti che ti equiparano agli altri,
vorresti urlare a tal punto da svegliare
tutte queste coscienze assopite,
ma sai già che non ci riusciresti.
 


22 Nov



 collage ..per la morte di un immigrato.


Sembra addormentato sugli scogli,
non riconosci la morte che l’ha ghermito
 perchè l’ha voluto risparmiare forse ,
da  quel livore che tanto ci sgomenta.
L’ha abbracciato tra le onde e se l’è preso
 senza che se ne accorgesse magari,
 mentre nuotava verso il sogno.
Ne ha avuto pietà ,
al contrario degli uomini che non l’hanno più,
e l’ha poggiato là, in quell’insenatura,
  nella lieve lunghezza del suo corpo,
 nel candore della pelle.  
Nudo il petto e accarezzato dai brandelli del tessuto,
distese le sue gambe, allungati i piedi e le dita
 in un abbandono che appartiene al sonno.


L’ho voluta ritagliare la sua immagine,
e non potendomi illudere per sempre,
che fosse addormentato,
l’ho voluto"abbracciare"…
nell’unico modo in cui avrei potuto.
Gli ho  donato dei fiori
offerti da braccia che
aveva appena  lasciato con dolore.
Gli ho dedicato  un pianto profondo attorno
e l’affanno di una madre,
 che lo piangesse per essere partito
 e così lontano,questa volta,
senza poter sperare in un ritorno.
Quale paura avrà provato
prima d’imbarcarsi
..
da sfidare onde alte e furibonde,
che  l’hanno ingoiato,
solo alla fine,quasi ,del suo viaggio,
forse..per fargli sperare d’ essere arrivato?


Ma arrivato,dove?
Che cosa l’avrebbe atteso, se rimasto vivo?

Calde braccia e sorrisi?


Una terra pronta ad ospitarlo?
Leggi  umane,
perchè non fosse calpestato?

13 Set


   Solitudine
La parola é di derivazione latina e  radice indoeuropea :
se-/ *so-  indica separazione, da cui "desolare" con il 
 "de"  dal valore intensivo.
Non sono in completa assonanza con il significato
che ne  dà  il dizionario:  esclusione subita o voluta di ogni rapporto
di presenza o vicinanza altrui, 
nel senso che essa non è solo conseguenza di vicinanza o
assenza di presenze o assenze 
ma si riferisce a qualcosa di più profondo e
in rapporto con l’universo e l’esistere stesso
come lo svegliarsi, l’alzarsi, il parlare,
aprire o meno le finestre .
E’l’assenza, qualche volta, di desiderio,
senso di fastidio anche nei riguardi della
luce umida che penetra oltre la tenda
è anche non sentire più dentro  di sè il sogno,
come scrive Pessoa , di cui ti nutri.
Essere soli è tutto questo e non solo questo.
Solitudine  é stanchezza che senti sulle spalle,
come scrive Ungaretti , accompagnata dal desiderio
di essere lasciati come "cose posate e dimenticate",
è sentirsi serrare le palpebre mentre  si annida nella pelle,
è ascoltare il vento che si è placato  .
Si è soli se la parola cade nel vuoto,
se subisci un grave torto e nessuno sta al tuo fianco,
se parli e non sei capita,
 è capire e rendersi conto che non comunichi
se non il freddo o il caldo,  e basta.
 Solitudine è mancanza di condivisione, 
è assenza di "uguaglianza",
 è povertà accettata come condizione degli altri,
 è fame dichiarata ,
è malattia senza guarigione.
 E’ sentirsi definire "pessimista"
se la descrivi con queste parole,
 ma è anche voler parlare con sè stessi,
è farsi accarezzare dalla musica soave
mentre scrivi e scrivi.
E’ sedersi su uno scoglio e ammaliati, 
guardare il mare ,
 nuotare e trasalire per   i fondali
 é volersene stare con i pesci.
 E’ calarsi nei quadri di Hoopper,
 visi che  non   si incontrano,
 presenze dagli sguardi distratti e assorti.
Solitudine è, 
come scrive Quasimodo
 essere soli  sul cuor della terra trafitti
da un raggio di sole  
"E’  virtualità,  è mancanza di pazienza
 di ascolto da parte di chi ti sta accanto, 
è lontananza dal mare e dalla terra tua,
è abbandono e perdita ma anche
esigenza appagata
,   se la cerchi.