2 Feb

s

Forse perché ci si sente deboli quando tutto sembra

andare a fondo e che ciò che percepivi ben puntellato

crolla, che ancora più vengono alla mente quelli

a cui tenevi tanto nell'infanzia.

Forse perché ci penso e ci ripenso che mi pare

di avere come al fianco nonna Luisa.

"-Com'è che non mi vedi?"-pare che mi dica-

"-sono venuta in quest'alta Italia,dove

ve ne siete andati tutti…

vedi, sono arrivata,così come mi sapevi,

con la gonna larga di flanella, questo scialle

e i miei capelli bianchi raccolti sulla nuca,

pure con i miei occhi celestini che avresti voluto pure tu"-

"Nonnò",  sospiro, e vorrei un poco appoggiarmi

a lei socchiudendo gli occhi;

sarebbe come prendere respiro,

come lasciarsi andare, come tornare

piccolina un poco soltanto e liberarsi dei fardelli,

un sogno consolante.

" Nonnò, ti ricordi?

In prima elementare ,non sapevo ancora leggere

e ti trattenevo seduta sullo scranno.

Volevo che imparassi pure tu.

E tu ti ribellavi e, segnando quelle parole

sconosciute con il dito,come le leggessi per davvero,

sillabando.  te ne uscivi con quella tiritera:

janchi e niguri ca siti ù sacciu  cchi  diavulu diciti- ".

Non mi rendevo conto della forza di quella filastrocca,

dentro c'era la rabbia dell'essere sempre condannati

all'ignoranza, anche se la nonna la cantava

quasi con candore, altrimenti come avrebbe potuto

Silone  scrivere Fontamara?

Come avrebbe potuto lei stessa

sopportare tutti quei dolori per quelle figlie

morte a vent'anni di  malaria e l'altro di cuore a ventidue?

Sopportò, sopravvisse e seppe pure

trattenere la dolcezza nello sguardo e

il dolore arrotolato tra le fasce che avvolgevano

le vene grosse come corde delle gambe.

Tutti lì, stipati tra le pezze, gli affanni e la rabbia

per permettere al viso ed alla voce

 poi quella mitezza consolante

.E quegli "sciuollo mio" che più che lamenti

erano accompagnamenti della voce ai

gesti lenti e silenziosi appena seguiti

dal fruscio leggero delle vesti..

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16 Risposte to “”

  1. ficundiana febbraio 2, 2011 a 11:32 am #

    quando vengono fuori mosaici di vita , che tu descrivi con  meravigliose parole, allora ti viene il desiderio di lucidarli bene questi pezzettini in modo che la polvere non li  appanni perchè è sempre vivo  il ricordo che non è mai ieri , ma è oggi  ciao

  2. Songlian febbraio 4, 2011 a 10:55 am #

    Sempre bello ritrovare le tue parole.

  3. nheit febbraio 4, 2011 a 1:07 pm #

    ..sempre bello.

    "come tornare

    piccolina un poco soltanto e liberarsi dei fardelli,

    un sogno consolante"
     seguire da lì una linea che si  vede ora era a zig zag  con interruzioni  di  soluzione di continuità. eppure allora  in quei profili   lievi e  seri  c'era tempo ed energia per fare i salti sopra interruzioni. per  riprendere a scrivere . ora tempo non c'è più.  e i giochi  sono fatti. i sonni servono per cancellare tratti che non son serviti a niente .hanno fatto solo male.
    Ma    rimangono voci  e  occhi celestini  e scialli  abbecedari   gonne  capelli bianchi… Rimane    il pane fatto in casa per me da zia Vitalia . perchè ero stecco  come chiodo  leggevo  giocavo anche nel sonno e non mangiavo mai .ma  m'ingozzavo  fino al singhiozzo  del suo    pane  tondo alto  pane di grano duro avvolto in fazzoletto per mantenersi  caldo. E il singhiozzo produceva il riso e  ridevamo insieme  con la sua voglia di tornar  bambina .  Lei   mi faceva bere e  mi ordinava  tre giri  in tondo  intorno alla sua  gonna  piano piano.   e suggeriva  a cantilena in italiano  lento, da controllar parole   " Singhiozzo mio singhiozzo  vai nell'acqua del mio pozzo, vai nel  cuore di chi m'ama . " Stavolta  era lei  subito  a singhiozzare .
    la casa propria  talvolta  non è quella dei parenti stretti stretti  dati   a nascita . La casa è quella di  comunanza di  fiducia singhiozzi e riso  ed empatia . ci  vuole anche fortuna nella vita a ricordare una casa dove si è stati bene  .

    ma ochi rimangono e o  ma voci rimangono e occhi  celestinoi,

  4. IdaKrot febbraio 4, 2011 a 10:17 pm #

    ma non era poi fortuna e neanche era facile la vita.E' che i bambini sanno difendersi e osservano,aprono gli occhioni e colgono e poi stipano i ricordi,le immagini,le frasi,i sorrisi e pure le amarezze.
    LA MIA CASA era piena,noi in sei,poche stanze ,viveva la nonna e lo zio prete,pensa,tutti quasi stipati,vicini vicini,e di problemi ce n'erano.

  5. elis_mr febbraio 6, 2011 a 11:09 am #

    Bellissimo ricordo di una nonna che tutti i saccenti avrebbe potuto nettersi sotto il braccio dicendo  "janchi e niguri ca siti ù sacciu  cchi  diavulu diciti- ".

    :-))

  6. IdaKrot febbraio 8, 2011 a 7:37 am #

    Ciao Elis,amica del sud.Mia nonna era così,io ero molto piccola,mi dispiace di ricordare pochi particolari,ma era una presenza e lo è tuttora forte e rassicurante ancora.Nonostante la sua non alfabetizzazione era pari in tanto se non tutto.Si chiamava Maria Luisa Gerbasi,anche il suo nome era chiaro come lei.Grazie,elis.

  7. nheit febbraio 9, 2011 a 5:17 pm #

    janchi e niguri ca siti ù sacciu  cchi  diavulu diciti- ".

    "Sono in cerca della autenticità, della musica prodotta
    anche da un filo d'erba che vibra sotto il vento,
    mi incanta il cucchiaio di legno che affonda
    nella farina .."

     bella la lingua del  sud .così. e negli  anni  che passano  non si perde neppure una parola . se era pane .
     vedi come io trovo . lo schermo  non cristalizza certe volte .    trova  memoria e vita.  ma le altre tante parole dette  e  perse non  valevano la pena .  crusca 
     

  8. spartaus febbraio 11, 2011 a 4:37 pm #

    pure mia nonna si chiamava Maria e aveva occhi più chiari del cielo e capelli lunghi che le coprivano per intero le spalle, da lei tenuti raccolti a cocchia e fermati col pettinino.
    Quando mi vedeva imbronciato mi prendeva per le mani e intonava: ucchie frecagnulle mo' vene a vucille e se mette a rire..".
    Ho molti ricordi di lei, morta ch'ero già grande ma leggendo m'accorgo di rammentare solo di quand'ero bambino.
    Un abbraccio
    Vladimir

  9. IdaKrot febbraio 14, 2011 a 5:53 pm #

    Ciao Vladimir,grazie,io ricordo molto bene la nonna anche se avevo solo sette anni quando è morta.forse perchè da piccoli,restano impresse le esperienze,a maggior ragione se poi lasci i posti dell'infanzia.

  10. nheit febbraio 23, 2011 a 11:49 am #

    Ida scrive  ma  poco in questi tempi  . Ida sa scrivere .  Ida sta in  silenzio .  ma è importante scrivere  .per il   bisogno di essere   necessari  a  Sè e per il  bisogno di essere sinceri."
    io non scrivo  per difetto di entrambi i  bisogni  .  non perchè non  ci sono ma perchè  difettano in un gene e  non  saprò mai  ammettere che esistano.
    però amo ed amo leggere e interpretare  i  bisogni d'altri . riconoscerli non  so  .possiedo il gene dell'autismo non  riconosciuto.
    ma  mi rimane il dolore  di non  potere dire .la  goffaggine dei silenzi  fa scappare anche chi  ci è affine. e poi  c'è la rabbia che aiuta a lottare come si può per nonsopportare l'oltraggio ad una terra che  è madre padre figlia  e amore ormai-
     dai Ida un altro scritto tuo – qui  il soffitto  confina con il cielo  e le mani tese   cercano parole per essere sinceri e per bisogno di
    raccontare un  pezzetto di  vita. Il viso a smorfia aspetta d' stendersi in piega di  sorriso.  anche questo  viso ha bisogno. non lasciarlo figlio di un  dio minore . pure lui.
    vado a svegliarmi .

  11. hulda febbraio 25, 2011 a 11:20 am #

    scritta e letta con il cuore.

  12. IdaKrot febbraio 25, 2011 a 4:02 pm #

     

           

  13. IdaKrot febbraio 25, 2011 a 4:02 pm #

    grazie Hulda ma,a volte il cuore….

  14. IdaKrot febbraio 26, 2011 a 9:47 am #

    non so scrivere nheit,mi lamento,soltanto.

  15. nheit febbraio 27, 2011 a 5:46 pm #

    le lamentele sono proficue Ita  . lo  dice anche il libro della Genesi.  preludono  alla glicerina e all'acido nitrico

  16. colfavoredellenebbie febbraio 28, 2011 a 9:56 pm #

    Scherzi, vero Ida? Tu scrivi col cuore, col sangue e con la terra.
    Un abbraccio
    z.

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